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aprile 13, 2015 Commenti disabilitati su Lacus Iuturnae. La fontana sacra del Foro Romano Views: 543 News

Lacus Iuturnae. La fontana sacra del Foro Romano

Fino al 20 settembre 2015 tornano ad essere visibili al pubblico sette sculture legate al contesto del lacus Iuturnae, la fonte di Giuturna situata nel Foro Romano. Tra le più importanti nell’antica Roma, le sue acque erano ritenute salutari. È il Tempio di Romolo che accoglie questo prezioso gruppo scultoreo conservato nell’Antiquarium forense, da molti anni chiuso al pubblico e il cui restyling è in corso per una riapertura prevista entro l’anno.

L’esposizione, promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma con Electa, riunisce le opere emblematiche legate al mito dei Dioscuri e si avvale della curatela scientifica dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte.

 

Il gruppo scultoreo dei due divini fratelli con i rispettivi cavalli e l’ara, che sui quattro fronti riporta immagini legate alla loro leggenda, insieme ad una ieratica statua di Apollo e al puteale in marmo bianco del pozzo della sorgente. Il puteale perfettamente conservato riporta due iscrizioni che ricordano il magistrato Marcus Barbatius Pollio (I sec. a.C. età augustea), il quale lo dedicò a Giuturna. Iuturnai sacrum si legge, in riferimento alla ninfa con la quale i romani personificarono – come d’uso – la fonte sacra.

I due miti del lacus Iuturnae sono collegati tra loro, in quanto la leggenda vuole che i Dioscuri siano apparsi ai Romani per guidarli contro i Latini nella battaglia al Lago Regillo (499 a.C.) per la difesa di Roma. Furono poi visti abbeverare i loro cavalli alla fonte di Giuturna e annunciare in città la vittoria.

La sorgente, che scaturiva ai piedi del Palatino tra il Tempio di Vesta e quello dei Castori (come i Romani chiamavano i Dioscuri privilegiando il nome di uno dei due gemelli divini, Castore), fu individuata dagli scavi di Giacomo Boni nel 1900. Più tardi, negli anni Ottanta, è stata oggetto di studio e ricerca da parte dell’Istitutum Romanum Finlandiae.

Il gruppo dei Dioscuri fu trovato in pezzi nella vasca della Fonte di Giuturna e in seguito ricomposto, come risulta evidente dall’attuale stato di conservazione, al punto da far supporre che le statue fossero state intenzionalmente colpite. La mostra ha offerto l’occasione di restaurare le opere esposte e risarcire le lacune con malte che favoriscono la lettura delle parti originali. Il gruppo in stile arcaico è databile tra la fine del II a.C. sec. e l’inizio del I sec. a.C.

Di età augustea il puteale, stando all’iscrizione riportata, mentre l’ara risalirebbe al II sec. d.C. Sui quattro lati vi sono raffigurati i Dioscuri, su un lato Giove e su un altro Leda, genitori dei gemelli, e sulla quarta faccia una figura femminile con una fiaccola, forse Giuturna.

La statua di stile arcaizzante di Apollo, databile al I-II secolo d.C., che completa la rassegna nel Tempio di Romolo è uno splendido esemplare in marmo greco che probabilmente decorava il vicino edificio dove aveva sede l’amministrazione delle acque e degli acquedotti (Statio Aquarum).

L’area archeologica da cui provengono le preziose sculture, è a poca distanza dal Tempio di Romolo dove sono presentate e torna adesso ad essere visibile al pubblico. Il punto dove sorgeva la fonte è facilmente identificabile: resta visibile il bacino con al centro il calco dell’ara, il cui originale è adesso in mostra. Un’edicola sacra, probabilmente il tempietto dedicato a Giuturna, e l’edificio in mattoni della Statio Aquarum che in origine doveva essere decorato da numerose sculture, completano il sito della fonte più importante a Roma, sin dall’età arcaica.

Tutte le sculture esposte sono state oggetto di accurati interventi conservativi finalizzati alla presentazione al pubblico.

Il tempietto circolare del Foro Romano, noto come tempio di Romolo, apre nuovamente al pubblico per presentare il gruppo scultoreo della Fonte di Giuturna con uno straordinario allestimento che restituisce le suggestioni di acqua e luce dell’antica sorgente.

Nella rotonda, che ebbe vari riusi dall’età antica alla recente musealizzazione, si succedono diversi cicli di decorazioni parietali: alla metà del XIII secolo possono essere assegnate pitture ad imitazione di tendaggi o velari che in origine decoravano le pareti. La nicchia absidata sulla sinistra della rotonda, che in basso ospita un sarcofago in terracotta, rappresenta al centro Cristo in trono tra Maria Maddalena e Maria Salomè, sulla volta i simboli dei Quattro Evangelisti e sulle paretine laterali a destra le Marie al sepolcro, a sinistra scena del Convito a casa di Simone il fariseo. A sinistra dell’ingresso verso la parte sotterranea della chiesa dei Ss. Cosma e Damiano è conservato un monumento funerario costituito da un tabernacolo incorniciato da colonnine, ornato in basso da riquadri in finti marmi policromi, con al centro la Madonna in trono con Bambino tra i santi medici: il dipinto è attribuito a Jacopo Torriti ed è databile alla fine del XIII secolo.

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